Patrimonio Materiale
Nel 1922, il Comune di Gorla Precotto, per onorare il ricordo dei caduti della grande guerra dei Comuni di Gorla Primo e Precotto, realizzò un monumento che fu collocato all'interno del cimitero, vicino alla piccola chiesa di Santa Maria Maddalena, un tempo cappella del cimitero. Il cimitero venne dismesso nel 1929 e quando nel 1967 fu completamente eliminato, la grande statua venne ricollocata lungo un marciapiede invia Carnovali.
Dopo insistenti richieste di molte associazioni di quartiere che ritenevano la collocazione non adeguata, la statua, nel 2018 è stata smontata, sottoposta ad un intervento conservativo in laboratorio dove la pietra in Giallo d' Istria è tornata a splendere e rimontata nell'area dove una volta c'era il vecchio cimitero di Precotto, gli attuali giardini Maddalena.
Villa Singer
Villa Singer è un grazioso edificio liberty dei primi del ‘900, affacciato sulle sponde del Naviglio del Martesana, o come si dice in dialetto Naviliet, piccolo Naviglio. La villa, eretta all’epoca da Karl Singer, signorotto austriaco che aveva adibito la villa a sua dimora e laboratorio per estrarre essenze e profumi, fu acquistata nel 1934 da Arturo Monti, bisnonno di Marco Arosio, per l’amata figlia pittrice che qui ebbe la possibilità di dipingere en plen air non avendo potuto frequentare l’Accademia di Brera (troppo scapigliata per una ragazza di buona famiglia). Villa Singer divenne così cenacolo per diversi artisti che qui si riunivano per farsi ritrarre e discutere d’arte.
Quasi un secolo dopo è il nipote Marco Arosio, antiquario e gallerista, a proseguire la tradizione e basta entrare dalla porta per vivere un’emozione di bellezza. Egli ha, infatti, donato un fascino deliziosamente retrò agli interni, mixando elementi decorativi e pezzi storici. Coinvolgendo estro e fantasia, ripensando i colori, gli accostamenti, i materiali. Villa Singer è un progetto ecclettico, costruito pezzo dopo pezzo nei decenni. Restaurato, rinnovato, conservato e decorato dettaglio dopo dettaglio.
Situato nell'omonima P.za nel quartiere Gorla commemora e ricorda la strage del 20 ottobre 1944
Fu una delle tragedie più orribili della seconda guerra mondiale in Italia. Per errore, aerei americani bombardarono la scuola elementare del quartiere milanese, causando oltre 200 morti. Il cardinal Schuster ne rimase sconvolto: ma la sua preghiera fu per la pace.
Il cielo era terso e il sole splendeva su Milano, in quella mattina di venerdì 20 ottobre del 1944, quinto anno di guerra, il primo sotto la Repubblica di Salò e con i tedeschi in casa, da occupanti. Non era facile stare attenti, per i piccoli studenti della scuola elementare “Francesco Crispi” di Gorla, popoloso quartiere a nord-est della città, al confine con Sesto San Giovanni: lo sguardo vagava fuori dalle finestre, nei cortili, fra i campi, ma le maestre lasciavano correre, facendo ogni tanto un bonario richiamo…
Alle 11.14 si udì improvviso un allarme. Un suono breve, dal significato ormai noto: aerei in avvicinamento su Milano. Era un segnale d’allerta, certo, ma nulla di particolarmente preoccupante: adulti e bambini si erano ormai abituati, in quei drammatici mesi di conflitto. Lo sconcerto sopraggiunse pochi minuti più tardi, con l’urlo prolungato della sirena: significava che i velivoli, con il loro carico di bombe, erano diretti proprio in quella zona, e bisognava raggiungere subito i rifugi.
Gli insegnanti fecero chiudere i libri, misero in fila gli allievi e, a partire dalle prime classi, cominciarono a scendere nei locali sotterranei della scuola. Qualcuno si chiedeva se non vi fosse un errore, perché troppo breve era stato il tempo intercorso fra l’allarme “corto” e quello “lungo”: «Magari era il segnale di cessato pericolo…», azzardò una maestra. E invece, proprio mentre la scolaresca affollava i corridoi, una bomba aerea da 500 libbre precipitò sulla scuola, deflagrando nella tromba delle scale. L’edificio venne sventrato, i corpi delle giovanissime vittime scagliati a decine di metri o sepolti sotto cumuli di macerie. Una tragedia, una tremenda carneficina che conterà alla fine oltre 200 morti, di cui 184 bambini.
Milano era già stata colpita, e gravemente, dalle incursioni aeree degli Alleati, ma nulla poteva essere paragonato a ciò che i soccorritori si trovarono davanti a Gorla. Le madri urlanti, impazzite dal dolore, scavavano a mani nude fra i detriti cercando i propri figli inghiottiti dalla voragine dello scoppio, insieme a tutti gli abitanti del quartiere: nonni, zii, fratelli, vicini di casa di quei piccoli martiri.
Lo stesso cardinal Schuster, subito avvertito, si portò sul luogo della tragedia. E ne rimase molto turbato: le suore del vicino convento carmelitano, anch’esso colpito, lo videro piangere. «Col cuore oppresso dal dolore», come confidò lo stesso arcivescovo di Milano, benedisse le salme già estratte dalle macerie, si interessò delle condizioni dei feriti e dei superstiti, tracciò segni di croce su quelle mura squarciate, diventate la tomba di così tanti innocenti. «È stata la più triste giornata di questi cinque anni di guerra», scrisse Schuster nel pomeriggio stesso, informando dell’accaduto i «reverendi pastori della città di Milano».
Ancora oggi, non è chiaro cosa avvenne con esattezza sopra i cieli di Gorla. Probabilmente si trattò di un tragico errore.
Gli aerei americani del 451° gruppo di bombardamento, infatti, dovevano portare un attacco contro gli stabilimenti Breda a Sesto San Giovanni, obiettivo militarmente significativo anche perché del tutto controllato dai tedeschi, che qui producevano alcuni componenti delle famigerate V1. Ma le bombe furono sganciate con troppo anticipo, da oltre settemila metri d’altezza, così che finirono proprio sulle case del quartiere milanese: un’azione che fu deplorata come fallimentare, «per scarsa capacità di giudizio e scadente lavoro di squadra», dallo stesso comando dell’aviazione statunitense.
Ma la propaganda fascista accusò gli Alleati di aver voluto colpire deliberatamente la popolazione inerme, incitando i milanesi alla vendetta contro i nemici, come si affermò nei proclami di quei giorni. Per questo il cardinal Schuster preferì non presiedere l’ufficio funebre delle vittime di Gorla che si tenne in cattedrale il 26 ottobre.
Celebrazione che, con la presenza in prima fila dei gerarchi fascisti e dei capi nazisti, apparivano come una prova di forza del regime, più che l’omaggio alle povere vittime innocenti di una guerra sempre più devastante.
L’Arcivescovo partecipava, dunque, ma non condivideva. E al termine della cerimonia in Duomo volle comunque dire qualche parola, «invocando la benedizione di Dio sulle vittime – come si legge nella cronaca dei quotidiani – e pregando che questo nuovo tributo di dolore valga a propiziarci la clemenza dell’Onnipotente onde si ponga fine a simili stragi».
Pace e non odio: lo chiedevano i martiri di Gorla.
Sul terreno dove sorgeva la scuola, nel 1974 è stato eretto un monumento-ossario dedicato ai “piccoli martiri di Gorla”, presso il quale, ogni 20 ottobre, in occasione dell' anniversario della strage, verrà celebrata alle ore 10.30 una santa messa; dalle ore 20.30, inoltre, si terrà una veglia di preghiera per la pace (la partenza è dal monastero di Santa Chiara).
Sotto il Monumento una Cripta ricorda i 184 bambini periti sotto i bombardamenti.
Il 20 ottobre 2024 , 80° anniversario della strage, ha presenziato il Presidente della repubblica Mattarella che ha deposto una corona di fiori e visitata la Cripta.
Durante la commemorazione dell'80° anniversario della strage, il Presidente ha incontrato i superstiti della strage.
Strage di Gorla 80° Anniversario
Il Presidente Mattarella presenzia all'80° anniversario della strage di Gorla
Intervista alla sopravvissuta Graziella Ghisalberti
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Un’antica testa di fontanile dà origine all’Acqualunga ed è situata nel territorio di Precotto, uno dei comuni accorpati a Milano nel 1923. Stando al Catasto di Carlo VI del 1721, il dato certo è che la roggia era alimentata da una testa di fontanile maggiore e una minore e l’asta si dirigeva, allora come oggi, in direzione sud-ovest attraversando il territorio dell’adiacente ex Comune di Gorla e ricevendo il contributo di altri fontanili, tra cui il Cantalupa, unitamente alle acque della vicina “sorgente”.
Altro dato certo è che nel 1457 il duca Francesco I Sforza decreta la realizzazione del Canale Martesana, che deriva le proprie acque dal Fiume Adda; nel volgere di pochi anni l’opera è intrapresa, ma occorre riorganizzare i tracciati dei numerosi corsi d’acqua interrotti dal nuovo canale. Per garantire la continuità dell’Acqualunga in direzione del cuore di Milano si realizza un’opera in muratura, ovvero un sifone, che sottopassi il Naviglio Martesana.
Nel 1826 il conte Antonio Batthyany, ufficiale austriaco di cavalleria, acquista una proprietà agricola situata tra la Martesana e il fontanile Acqualunga: la casa colonica è sostituita da una
“villa di delizie” e i prati coltivati divengono parco paesaggistico. La Roggia Acqualunga andrà così ad alimentare in parte un laghetto artificiale con “isolino”, progettati dall’ingegner Gaetano Brey, e la ghiacciaia lambita dalle antiche acque è trasformata in Tempio della Notte, con grotta artificiale. Si tratta di un tempio monoptero dedicato alla dea Nix, ovvero la divinità greca della notte, che ha pianta circolare e otto colonne in marmo bianco, ingentilite da capitelli che richiamano l’ordine Corinzio.
La grotta artificiale è invece un buio antro costruito con i blocchi di conglomerato, denominato Ceppo d’Adda, cavati a Trezzo d’Adda e trasportati lungo il Canale Martesana con i barconi.
Agli inizi del XX secolo le acque della Roggia Acqualunga scorrevano ancora scoperte fino all’attuale Piazza Argentina, percorrendo poi coperte il primo tratto di Corso Buenos Aires e sottopassando i lacerti delle mura bastionate cinquecentesche, per sfociare nel Grande Seveso in Piazza San Babila.
Il tempietto è una costruzione in stile neoclassico a pianta circolare con otto colonne in pietra con pavimento a gradoni. In passato era al centro del laghetto creato con le acque della roggia Acqualunga.
Il tempietto, visibile all'interno del Parco Villa Finzi, risulta particolarmente grazioso in primavera quando è ricoperto dai fiori di glicine centenari.
Nel parco di Villa Finzi, alla sinistra dell'ingresso, c'è una montagnola alta circa 6 metri che contiene il misterioso "Tempio della Notte". In Italia simili strutture sono insolite, se ne conosce solo un'altra a Cernusco sul Naviglio, nel parco della Villa Uboldo.
La struttura fu realizzata ed utilizzata inizialmente come ghiacciaia; venne trasformata in "Tempio della Notte" nel periodo in cui la proprietà del parco era del conte Batthiany: dopo la sua morte il perito incaricato della valutazione dei beni immobili, in una stima datata 17 ottobre 1837, tra i beni della proprietà citava espressamente "Tempio della Notte cui si perviene per ampia Grotta".
Nel 1934, il Comune di Milano acquisì il parco, ma lo scoppio del secondo conflitto mondiale e le successive ricostruzioni dei danni provocati dalla guerra, a Gorla particolarmente pesanti, fecero dimenticare il Tempio e le sue grotte che vennero utilizzate come spazio giochi dei bambini e come deposito rifiuti. Per motivi di sicurezza, le entrate furono murate.
La prima riscoperta" del Tempio della Notte risale al 1991 quando lo speleologo Celestino Ghezzi fece in zona delle ricerche sul percorso del fontanile Acqualunga, ma fu grazie all'opera di un altro speleologo, Andrea Thum, dell'associazione S.C.A.M. (Speleologia Cavità Artigianali Milano), che il Tempio fu riaperto ed iniziò ad essere studiato in modo organico dagli speleologi della S.C.A.M., a partire dal 2006.
La S.C.A.M., nell'ambito della manifestazione «Puliamo il mondo, puliamo il buio», assieme a molte altre associazioni tra cui Lega Ambiente, a numerosi volontari, dalla presenza del sindaco di Milano Letizia Moratti e del presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, nei giorni 25, 26 e 27 settembre 2006, organizzò la pulizia del complesso, tolti tanti rifiuti che occupavano tutti i corridoi, lo studio della struttura sotterranea permise di rilevare che la grotta artificiale venne realizzata in conci di pietra, blocchi di conglomerato e mattoni.
Gli speleologhi però ritennero che alcune strutture fossero state manomesse durante la Seconda Guerra Mondiale, quando vennero fatti degli interventi per trasformare il complesso in un rifugio antiaereo.
La struttura ha tre entrate, collegate a tre corridoi a volta, collegate tra loro che conducono alla camera centrale. L'entrata principale (a nella mappa) è murata, l'ingresso b risulta coperto da terra e vegetazione e dall'esterno non è identificabile ed è stato quello utilizzato dagli speleologi per entrare.
Il Tempio della Notte presenta una pianta circolare con una struttura a doppia parete e doppia copertura cupola; nel perimetro interno, fatto in mattoni, sono accostate otto colonne di marmo collegate tra loro da nicchie con capitelli che riprendono i motivi dell'Ordine Corinzio.
La luce entra unicamente da un oculo, con griglia metallica alla sommità della cupola del Tempio. Al di fuori dall'ingresso principale è presente una colonna sulla cui provenienza sono state fatte disparate congetture.
Gli speleologi valutarono la possibilità che facessero parte di un secondo Tempio dell'innocenza, distrutto dalle bombe, ma era un'eventualità remota essendo costituita da un conglomerato molto scadente, assolutamente stridente con il lusso dalle colonne dei due Templi.
Potrebbe trattarsi di una pietra miliare, dimensioni e la forma la ricordano; nelle vicinanze passava infatti la via romana che portava a Monza e Olginate e si sa che l'asportazione di reperti e di riutilizzo per usi propri era una pratica abituale delle ricche casate.
Si ipotizzò anche che fosse sormontata da una statua, visto che si osserva un piccolo foro di ancoraggio sulla parte superiore, ma non si è mai appurata la reale origine della colonna.
A Gorla si favoleggia che il Tempio della Notte fosse stato un luogo deputato ad ospitare riunioni e riti di iniziazione massonici; molto più probabilmente conoscendo l'indole del conte Batthiany e'forse più realistico ipotizzare che si sia trattato di un'ennesima ostentazione di lusso per stupire gli illustri ospiti.
Video sul Tempio della Notte (by Maria Antonietta Breda)
La villa all'interno dell'omonimo parco, pur avendo dimensioni imponenti non presentava particolari pregi architettonici. Nel 1928, al fine di scongiurare l'abbattimento del complesso per attuare un piano edilizio residenziale, venne chiesta una perizia alla Regia Sovraintedenza all'Arte Medioevale e Moderna delle Province Lombarde, ma la relazione non fu particolarmente lusinghiera: "... a Villa ex Ottolenghi Finzi di povera architettura e sfornita , anche all'interno, di qualsiasi pregio artistico ..." .
Quando nel 1934 il Comune di Milano acquisì l'intero Parco con l'annessa Villa, si prospettò inizialmente di trasformare la Residenza in un complesso scolastico, ma il progetto non ebbe seguito.
Negli anni a venire alcuni locali vennero utilizzati da diverse organizzazioni: Consultorio, Centro Ortopedico, S.I.M.E.E. (Servizio di Igiene Mentale dell'Età Evolutiva).
Nella seconda metà del 900 la residenza che fu dei conti Batthiany e dei Finzi era in uno stato di semi abbandono e si tornò a parlare di possibile demolizione.
Fortunatamente nel 1983 si insediò a Villa Finzi il "Centro Sociale e Culturale per anziani" e fu subito una iniziativa molto apprezzata.
ll centro rivolto principalmente ai cittadini che avevano compiuto i 55 anni di età, oltre ai pomeriggi danzanti del giovedi e della domenica, proponeva corsi di ginnastica dolce, yoga, canto, offriva proiezioni cinematografche ed organizzava gite turistiche e culturali, tornei di carte e di bocce.
Il giardino/parco che incorpora Villa Finzi, è un luogo che permette di passeggiare tra alberi secolari e consente ai bambini di correre e giocare nell’area a loro dedicata. Tra le specie vegetali presenti sono da menzionare l’abete rosso e quello del Caucaso, l’albero dei tulipani, quello del caffè e l’albero di Giuda dai fiori ermafroditi rosa e rosa fucsia.
Il parco di Villa Finzi, diventato proprietà comunale nel 1934, si trova nella zona est della città e fu realizzato nell’Ottocento come dimora di campagna del conte Batthyany, ufficiale ungherese degli Ussari. Successivamente la Villa fu acquistata dai conti Finzi
Ottolenghi, che ne fecero nel tempo un parco a scopo benefico per i bambini di Gorla.
Nel parco c’è il misterioso Tempio della Notte, una struttura sotterranea ricavata all’interno di una ghiacciaia con colonne in marmo dal capitello corinzio, e il neoclassico Tempietto dell’Innocenza, ornato in primavera dalla cascata viola dei fiori del glicine e che probabilmente sorgeva su un’isoletta artificiale al centro di un laghetto formato dalle acque di un fontanile.
Nel rispetto della vocazione data ad esso dai conti Finzi Ottoleghi, il parco é sede di centri polifunzionali civici. Ci sono: un asilo nido, una scuola dell'infanzia, una scuola elementare, un centro sociale per anziani e un centro diurno per persone disabili.
Il parco è periodicamente sorvegliato dalle GEV, le Guardie Ecologiche Volontarie.
Nella prima metà dello scorso secolo l'immagine di Villa Angelica fu sicuramente una tra le più iconiche del borgo di Gorla e fu immortalata in numerose cartoline e fotografie.
La villa, costruita nel 1884 lungo la riva destra del Martesana, ad un centinaio di metri dal ponte vecchio ed a fianco della già esistente Villa Du Prais, fu chiamata Villa Angelica perché fu realizzata dal conte Du Prais per la moglie Angelica. A fianco del tetto di Villa Angelica si distinguono alcune parti di Villa Du Prais.
Nelle immagini degli ultimi anni prima dell'abbattimento Villa Angelica presentava nei tetti e nelle pareti esterne un notevole degrado, ma nei primi decenni del XX secolo, evidenziava tutta la sua bellezza. Villa Angelica aveva un'appariscente e gradevole architettura esotica che la distingueva: era dotata di curiosi pinnacoli sul culmine del tetto spiovente a pagoda con ricercate decorazioni in pietra. Il particolare più interessante che attirava l'attenzione era l'elegante torretta a loggia colonnata sormontata da un terrazzino in struttura metallica costruita nelle immediate vicinanze della sponda del Martesana.
La villa era inoltre dotata di imbarcadero ed approdo per barche. In entrambe le cartoline si vede bene l'imbarcadero e la sovrastante veranda ombreggiata da un glicine.
Villa Angelica subì lievi danni durante la seconda guerra mondiale, in seguito la sua struttura divenne instabile e pericolosa e con grande rammarico dei gorlesi, nel 1968 si decise di abbattere uno dei simboli di Gorla.
Nei primi anni del novecento, a Gorla Primo, posizionata ad un centinaio di metri dalla piazza del Municipio, c'era una bella villa costruita probabilmente alla fine del seicento e modificata in epoca neoclassica: Villa Du Prais.
Il cognome della famiglia proprietaria nei documenti d'epoca e nelle ricostruzioni storiche viene di sovente scritto in modi diversi: Dupre, Duprais, Depejre o De Peyre.
Il parroco di Turro don Davide Sesia (1834-1902) nelle sue memorie pubblicate nel 1886 fornisce preziose informazioni su Villa Du Prais: "... posta nella parte orientale del paese e proprio a ridosso del Naviglio del Martesana, era villa principesca con giardino, vigna, darsena, oratorio , rustici, ecc., ricca quindi e amena, ma di uno stile piuttosto grave; non so sia mai stata costruita o acquistata e migliorata dall'arciduca Ferdinando D'Austria, il quale vi veniva spesso da Milano con allegre brigate e vi si tratteneva qualche gjorno, talvolta vi passava qualche notte, con gran piacere. Morto I'Arciduca, la villa passò in mano di un Principe Polacco addetto alla Polizia austriaca, uomo a quanto pare discretamente originale che abitava anche lui in città e veniva di quando in quando a passar qualche giorno di svago.
Dopo il detto Principe ebbe quella villa diversi trapassi; gli ultimi proprietari furono Brusati, Ramazzotti, Tirelli e ora Du Prais."
Villa Du Prais era all'interno di una vasta proprietà di quasi 100.000 metri quadri che si estendeva nella parte orientale di Gorla, lungo la sponda settentrionale del Naviglio, verso il comune di Crescenzago. Oltre al fertile terreno seminativo nel vasto podere c'erano anche dei vigneti e dei gelsi.
La villa venne abbattuta verso la metà del novecento.
Il Monastero delle Clarisse della Regola di Santa Chiara, in piazza Piccoli Martiri 3, sorge sui terreni che nell'ottocento appartenevano al conte Du Prais. Fu costruito negli anni '50 per volere dell'Ordine Francescano ed, in particolar modo, del Cardinale Ildefonso Schuster.
La sua costruzione fu affidata a Giovanni Muzio (Milano, 1893-Milano, 1982), architetto molto attivo nella progettazione di edifici di culto, in particolare per l'ordine francescano.
L'arrivo a Milano delle prime cinque sorelle Clarisse, provenienti dal Protomonastero di Assisi, risale al 16 giugno 1944. La comunità aumentò di numero e per molti anni soggiornò in sedi provvisorie.
Soltanto quattordici anni dopo, nel 1958, le Clarisse si trasferirono nel convento di Piazza dei Piccoli Martiri dove tuttora risiedono. Non è un caso se il cardinal Ildefonso Schuster volle costruire il monastero in questo luogo, vicino al monumento dei piccoli martiri di Gorla che ricorda l'immenso e mai sopito dolore di una immane disgrazia: la tragica morte degli scolari e dei loro insegnanti durante un bombardamento aereo del 20 ottobre 1944 sulla scuola Francesco Crispi. ll monastero è dotato di una cappella, un'abitazione per il sacerdote, due sacrestie, uno studio ed un'infermeria; ha laboratori nel seminterrato ed ai piani superiori. Al piano terreno si trovano la cucina,il refettorio, la lavanderia ed il parlatorio; le celle per le suore sono ai piani superiori. La cappella ha un accesso esterno ed è dotata di sculture lignee poste ai lati del coro. Attualmente il monastero ospita una ventina di suore di clausura. Le Clarisse, oltre alle preghiere private e comunitarie, sono impegnate in numerose altre attività: l'assistenza alle sorelle più anziane, la cura del giardino ampio e alberato lungo la Martesana la cui riservatezza è protetta da un alto muro perimetrale.
Inoltre nei vari laboratori le suore sono impegnate in lavori di scrittura e disegno artistico, nella realizzazione di piccoli manufatti mediante ricamo e cucito, tramite la lavorazione del cuoio e la decorazione di candele. La vita delle Clarisse di Gorla è stata rappresentata anche a teatro. Nel novembre 2021 al teatro Elfo Puccini di corso Buenos Ayres è andato in scena lo spettacolo teatrale "Grate", scritto da Gianni Biondillo.

Lo spettacolo parla di due mondi soltanto apparentemente agli antipodi: la vita delle suore di clausura di Gorla e la Milano laboriosa e frenetica. A dispetto del pregiudizio che considera le suore di clausura escluse dal mondo reale, la loro situazione permette loro di conoscere e vivere la vita della città. Maria Chiara, la suora protagonista, racconta che ad un certo punto della vita, ha compreso quale fosse la sua vocazione: isolarsi dal mondo per stargli più vicino.
Lo racconta anche per smontare i pregiudizi verso chi ha fatto una scelta cosi radicale. Durante lo spettacolo vengono esposte anche le storie emblematiche di altre due sorelle che in epoche differenti hanno fatto la stessa scelta: Chiara Danicla, che arrivò a Gorla durante la seconda guerra mondiale e Maria lda, figlia di operai che fu adolescente durante gli "anni di piombo".
Dopo la rappresentazione al teatro Elfo Puccini lo spettacolo "Grate" è andato in scena anche in diversi altri teatri dell'hinderland milanese.
Avvenire Segni. A Milano, la città che corre, il monastero delle clarisse. Dove tutti rallentanoPosa della 1.a pietra
articolo di Lorenzo Rosoli domenica 16 giugno 2024
Come indicato nella targa posta all'interno, la chiesa parrocchiale di Santa Teresa del Bambin Gesù di Gorla fu consacrata martedi 10 Marzo 1931 dal Cardinal Ildefonso Schuster.
I preparativi iniziarono il 6 Marzo con il Triduo di Preparazione; il Cardinale Schuster, il pomeriggio del 9 Marzo, arrivò a Gorla accolto da numerosi fedeli ed entrò nella nuova chiesa.
Durante la cerimonia il cardinale salì sul pulpito, rivolse un caloroso saluto ai numerosi presenti che gremivano la chiesa e spiegò il senso e l'importanza della Visita Pastorale e della consacrazione della chiesa che si sarebbe svolta la mattina successiva. Impartì la benedizione papale, trasportò le reliquie in processione alla chiesa di San Bartolomeo, visitò e si intrattenne con i membri delle associazioni cattoliche all'oratorio femminile ed a quello maschile.
ll cardinale Schuster tornò a Milano alle 20,30 circa. Qualche ora dopo, alle 3,15 della notte di martedì 10 Marzo, torno a Gorla per la Cerimonia dclla Consacrazione. Il rituale, oltre a varie funzioni, contemplava il giro esterno della chiesa da effettuarsi 3 volte e, nonostante l'ora, moli devoti erano presenti. Gorla nei primi anni del 900 ebbe un notevole sviluppo industriale con un conseguente aumento della popolazione, ma non aveva mai avuto una parrocchia propria, dipendeva da quella di Santa Maria Assunta in Turro.
Nel 1919 l'arcivescovo Achille Ratti incaricò don Paolo Locatelli, sacerdote della parrocchia di Turro, di recarsi a Gorla, in qualità di "delegato arcivescovile", per porre le basi ed
organizzare la nascita di una nuova parrocchia.
Anche la chiesa di San Bartolomeo, piccola e senza strutture adeguate, non era in grado soddisfare i bisogni di una comunità parrocchiale e don Locatelli cominciò a predisporre iniziative per la costruzione di una nuova chiesa.
Si dimostrò molto attivo e la prima pietra della nuova Chiesa fu posata da Monsignor Rossi il 29 novembre 1925. I lavori per la costruzione non iniziarono subito e la realizzazione della chiesa sembrò addirittura sfumare quando una grave malattia colpì il principale promotore del progetto: Don Paolo Locatelli.

Solamente dopo il recupero della salute, si dedicò di nuovo con grande impegno al progetto della nuova chiesa, che volle dedicare a Santa Teresa, alla quale si era rivolto per ottenere la grazia per la sua guarigione.
La chiesa ha uno spazio rettangolare con un unica navata interna suddivisa in sei campate, ha un' abside semicircolare con due nicchie emicicliche ai lati che contengono le statue lignee di Santa Teresa e della Beata Vergine Maria con bambino. Entrambe le statue sono state realizzate dalla "Ferdinando Perathoner" di Ortisei, laboratorio gardenese specializzato nella realizzazione di ARS SACRA. Attualmente i fedeli della Parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù sono accomunati a quelli delle vicine Parrocchie di San Basilio, Santa Maria Assunta in Turro e San Domenico Savio in un'unica Comunità Pastorale, quella dei "Santi Marta, Maria e Lazzaro".
Naviglio Martesana: Punto centrale per passeggiate, cicloturismo e relax, noto per il suo verde e l'atmosfera tranquilla.
Cascina Martesana e "Bagnin de Gorla": Luogo di cultura e aggregazione, ex zona balneare storica trasformata in spazio sociale.
Piazza Piccoli Martiri: Cuore storico con il monumento ai Piccoli Martiri e il vecchio municipio di Villa Arosio, fulcro del quartiere.
Parco di Villa Finzi: Importante area verde che ospita l'omonima Villa, il Tempio dell'Innocenza, il Tempio della Notte.
Anfiteatro del Martesana: Spazio all'aperto per eventi e spettacoli con l' obiettivo di favorire socialità e condivisione. Il progetto mira a diventare un centro socio-culturale di riferimento per la comunità, con spazi e servizi accessibili a tutti, promuovendo iniziative che spaziano dalla cultura alla sostenibilità, dall’arte all’educazione.
Stazione Radio: Trasforma l’ex sottostazione elettrica di Milano Centrale, situata tra i quartieri di Greco e Gorla, in un luogo dedicato ai suoni, alle storie e alla condivisione. Questo spazio, nato dall’incontro tra sostenibilità e innovazione sociale, vuole diventare un punto di riferimento per la comunità, un ambiente inclusivo dove le persone possano connettersi e creare insieme. La sua missione è quella di generare opportunità per il dialogo e la collaborazione, favorendo l’integrazione e lo sviluppo di nuove iniziative culturali.
Circolo Familiare Unità Proletaria: Nasce nel 1945, subito dopo la Liberazione, per iniziativa dei Partigiani della 48ª Brigata Matteotti, sulle macerie di una sala da ballo distrutta dai bombardamenti. Oggi il Circolo è uno spazio vivo, che organizza corsi di canto, musica e lingue, offre serate culturali e ristorazione.
Zelig Cabaret: Storica sede dello spettacolo situata nell'ex circolo cooperativo, nasce come spazio aperto al cabaret, alla musica e alla sperimentazione artistica.
Teatro Officina: Collocato all’interno del gruppo di case popolari della Fondazione Crespi Morbio, è un ambiente raccolto e amichevole con progetti e scuola di teatro.
Biblioteca di quartiere in via Asiago 1: gestita da volontari, risulta punto di riferimento culturale e storico, conservando un archivio documentale di carte, mappe, fotografie storiche del Quartiere e Naviglio.
Orto e giardino di Greco: Il giardino condiviso BING nasce nel febbraio 2019 all'interno di BinG- Binari Greco. Oggi l'orto, che si affaccia sulla Martesana, è gestito attraverso un gruppo di volontari, cittadini del quartiere e non, che hanno creduto nella trasformazione di un'area degradata in un luogo di condivisione e attività legate al verde e alla socialità.




