Copertina Terre Confine"TERRE DI CONFINE..." di Edo Bricchetti

Questa ricerca è stata voluta e realizzata per riscoprire e valorizzare i Quartieri milanesi di Turro, Gorla, Precotto, Greco e Crescenzago.
Alcuni di questi nomi compaiono in fila sui cartelli della linea Metropolitana.
Ma prima di ridursi a semplici fermate questi antichi borghi di frontiera "Turro-Gorla-Precotto", hanno avuto una loro storia.
Lo sviluppo urbanistico, soprattutto negli ultimi quarant'anni, ha indiscriminatamente sconvolto e travolto non solo gli angoli suggestivi, gli spazi aperti e il verde ma ha sacrificato al progresso e alla fretta uno stile di vita cittadina a misura d'uomo.
La periferia, termine purtroppo carico di contenuti disgregativi, è in genere poco rispettata da chi amministra e dagli stessi cittadini, e perciò si degrada ulteriormente.
La recente storia di Milano sembra dimostrare ancora una volta tale tendenza ma ecco che da qualche anno la nostra associazione, insieme ad altre in Milano, vuole proporre una città rinnovata in cui i "villaggi", i quartieri ingoiati nell'espansione della metropoli, recuperino la loro storia di borghi antichi, con i loro valori, lo stile di vita impresso nelle case, strade, piazze, giardini, verde, corsi d'acqua. Niente di più suggestivo per stimolare il desiderio di chi abita qui di riscoprire e ritrovare il bello che abbiamo fuori casa, una zona adatta come questa, formata da borghi preesistenti legati tra loro da un percorso d'acqua bello e poetico come il Naviglio Martesana (affiancato da una godibilissima pista ciclopedonale) e da un imponente percorso di terra come il viale Monza per il momento, purtroppo, disalberato ma che speriamo nel futuro possa essere ripristinato alla dignità di viale.


Ecco allora questa ricerca storica attraverso la quale rivive un mondo prima agricolo poi artigianale ed infine preindustriale che ci ripromettiamo di indagare in modo più vasto ed approfondito risalendo, perchè no, anche il naviglio fino al suo incile.

Associazione "Gorla Domani"

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Anteprime 

TerreDiConfineTERRE DI CONFINE…
"Quando io dico, ritorno alle radici, ai propri valori non voglio assolutamente lasciarmi prendere da nostalgie romantiche o folkloristiche..ma proprio dal deposito di valori che costituisce la ricchezza della vita". (Padre Turoldo)

Storia di acque, di terre, di gente legata al naviglio, di borghi agricoli, di industrie, di mestieri ma anche di ben note vicende che hanno visto l'affermazione del processo d'insediamento edilizio in zona 10, a cavallo di viale Monza.
Un processo che ha animato l'attenzione sui grossi progetti di speculazione allora imperanti: la creazione di una "Città degli Studi" il progetto originario risaliva al 1912), la realizzazione di una stazione ferroviaria centrale (1908-193 1), lo smantellamento del complesso industriale della "Società Pirelli" di via Ponte Seveso, l'arretramento dei Bastioni di Porta Venezia e le conseguenti prime realizzazioni di piazza della Repubblica.
Mentre corso Buenos Aires brulicava di nuove attivita' commerciali e servizi fra cui l'albergo "Titanus", l"Immobiliare Nord-Milano" provvedeva a realizzare nel 1910 il primo tassello della nuova "Città lineare" ("Quartiere Industriale") collegata alla città da un'avveniristica tramvia sopraelevata elettrica (il futuro viale Fulvio Testi e viale Zara). Una città, insomma, nella città ma anche una città mai nata, una "terra di confine" in perenne bilico fra città e campagna, fra acque e terre, fra mondo rurale e metropoli moderna.
Oggi come oggi, sono proprio le carcasse degli stabilimenti industriali obsoleti, i resti delle abitazioni rurali, le case rivierasche, i fossili" del lavoro, a recare una testimonianza esaustiva del processo di trasformazione dei Borghi di Turro, Gorla, Precotto, Greco e Crescenzago e della loro integrazione nella realtà periferica della grande città.
Una realtà contrassegata da vie d'acqua, da strade, da mestieri, da borghi rurali, insomma una memoria storica collettiva persa nella giungla dei nuovi segni metropolitani, tappe di una lenta ma significativa opera di evoluzione verso forme di economia industriale incentrata sulla rapida circolazione delle materie prime e dei manufatti.
L'avvento dell'opera d'industrializzazione, soprattutto nel primo dopoguerra, dissolse progressivamente la fisionomia originaria dei borghi ma non fece mai svanire del tutto il ricordo che rimane ancora vivo della "civiltà" dei Borghi.
Siamo alle soglie del ricordo vissuto, tenuto in vita da qualche sporadica testimonianza e gia' pendono altri progetti che molto probabilmente cambieranno il volto di quest'area (leggi il progetto del Passante Ferroviario ed il recupero delle aree industriali dismesse) cancellando forse per sempre gli ultimi ricordi dei vecchi centri di aggregazione.
A questi ultimi "monumenti" potremo solo ergere tutt'al piu' un ricordo iconografico a testimonianza della loro indiscutibile valenza storica.
Ciò che resta di questo proposito urbanistico sono solo delle mute testimonianze, dei fossili davvero esigui, squallidi per la verità: risultato di un' opera d'industrializzazione selvaggia che ha finito per distruggere l'originaria disposizione dei Borghi dei Corpi Santi Milanesi, occupati negli angoli piu' remoti da insediamenti produttivi sprovvisti di ogni servizio, preoccupati solamente di "colonizzare" il territorio senza agganci concreti e plausibili con la tradizione dell'area.
E il risultato, scevro da considerazioni sulla qualità dei cambiamenti, e' stato lo stravolgimento del vecchio tessuto connettivo della cintura rurale dei Corpi Santi, uno stravolgimento operato in totale assenza di un disegno di conservazione dei vecchi tratti materiali che pure erano fortemente radicati nella tradizione locale.
Piu' precisamente, il risultato e' stato quello di una radicale operazione di riconversione d'uso delle testimonianze d'epoca in vuoti "contenitori" di uomini ed industrie, avulsi totalmente da quella che poteva essere considerata la loro autentica identità sociale.
Eppure le premesse perché questi borghi fossero isole di borghi o quartieri interessati ed influenzati direttamente dal corso del Naviglio del Martesana, quindi aree destinate ad un "paesaggio di acque e terre" assolutamente originale, con parchi lineari attrezzati (paralleli al corso d'acqua), insediamenti residenziali rispettosi dei tratti del paesaggio antropico… c'erano tutte.
Le premesse c'erano tutte, soprattutto, per quanto concerneva la cosiddetta terra di confine "virtuale" situata fra la campagna aperta delle terre asciutte milanesi e le propaggini periferiche della grande città, quindi fra un concetto urbanistico proprio delle realta' periferiche urbane, con quartieri anonimi a sostegno dell'industria, e quello piu' articolato, rivitalizzato e riaggregato degli antichi borghi di confine.

BorghiRivisitatiI BORGHI RIVISITATI
"Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti." (Cesare Pavese)

Si era iniziato cosi bene nel settembre del 1984, durante la festa "Martesana c'è Martesana non c'è"; in quell'occasione si erano apprezzate le potenzialità ambientali del tratto di naviglio che si spingeva
lungo la strada alzaia fino al punto d'intersezione del Martesana con il fiume Lambro.
I punti toccati erano tali e tanti da giustificare non solo un proposito di parco cittadino all'interno del perimetro considerato (peraltro già deliberato e realizzato parzialmente) ma anche un'ipotesi di percorrimento extra-urbano lungo rogge, paesi, cascine, mulini, opere idrauliche, fabbriche obsolete.
Il piano era piaciuto anche agli amministratori regionali che lo avevano incluso nel "Progetto Navigli".
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti senza che si sia fatto nulla.
Ma una ragione forse c'è ed è la disinvoltura con cui si sono gestite e si gestiscono tuttora le risorse naturali ed antropiche nel nostro paese, soprattutto la mancanza di una coscienza e di una didattica del recupero vissuto non in termini angosciosi ma sereni e consapevoli.
Fuori dal nostro Paese, e non per essere esterofili, questa lezione è stata già appresa e messa in pratica da tempo: i corsi d'acqua artificiali, recuperati e riusati come circuiti di conoscenza, di svago, di acculturazione complessiva soprattutto didattica del territorio, non si contano ormai più.
Vari e svariati motivi spingerebbero, dunque, a riconoscere i termini di un'operazione di recupero, nel nostro caso, di un tratto di territorio situato a ridosso dell'area metropolitana; recupero e valorizzazione volti all'esaltazione del congiungimento delle arterie e dei centri metropolitani, assi egemoni di penetrazione storica nel cuore della città, con le linee d'acqua e le rive dei canali (paralleli ai Parchi del Martesana e del Lambro).
I modi per farlo ci sono, bisognerà piuttosto usare tutta l'intelligenza e la cultura di cui si dispone per operare correttamente delle scelte dettate dal buon senso e da una certa alacrità d'intervento.
Almeno questo è stato l'invito esplicito e lo spirito che hanno animato l'Associazione "Gorla Domani", la quale, affidandomi la responsabilità di questa ricerca (non certamente esaustiva), vorrebbe ora porre il primo tassello per un inquadramento del problema ed una comprensione storica (assolutamente necessaria) dei Borghi di Turro, Gorla, Precotto, Greco, Crescenzago, lungo l'asse ideale di penetrazione urbana costituita dal percorso ciclo-pedonale, tanto piacevole quanto utile e pratico, dalla Cascina de' Pom (Greco) alla Cascina Lambro (Crescenzago).
Un percorso che, a parere di molti, contribuirebbe non poco a risolvere il problema del raggiungimento veloce del Centro Direzionale e, quindi, del centro storico, nel già congestionato traffico veicolare cittadino.
E più che un augurio è un'esigenza per un paesaggio ed uno scenario ambientale oggi già altamente compromessi dai nuovi tipi di insediamento speculativo-residenziale.

iconaPDFMappa percorso Ciclo-Pedonale

 

iconaPDFMappa dei Luoghi e degli Edifici

 

 


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