Il Naviglio ( a cura di Enzo Ettore Parmigiani )
Diversamente da fiumi e torrenti che si scavano il proprio letto con la forza delle proprie acque, i canali sono opere antropiche, cioè realizzate dall’uomo per scopi di utilità, quali l’irrigazione del territorio. Traggono origine da un corso d’acque di capacità molto maggiore cui si collegano per il prelievo dell’acqua con una tecnica particolare chiamata incile. Qualora si voglia utilizzare il canale anche per la navigazione di imbarcazioni (e si parla allora di navigli), devono essere realizzati accorgimenti tecnici particolari che verifichino i seguenti punti: - la pendenza dell’acqua deve essere minima altrimenti è necessario risolvere il problema con particolari strutture chiamate conche (in pratica degli ascensori per le barche), Vi sono poi regole di navigazione che il personale sulle imbarcazioni deve rispettare quali: Come si intuisce da quanto sopra, realizzare un naviglio non è affatto semplice e lo era ancor meno all’epoca in cui il naviglio Martesana è stato realizzato. Per questo il Martesana è ancora oggi un gioiello tecnologico da ammirare, un museo a cielo aperto di cui hanno fatto tesoro i progettisti di tutti gli altri manufatti del genere realizzati in tutta Europa. "Funzionamento della Conca","Da ''L'albero degli zoccoli' di Ermanno Olmi","La storia del baco da seta" Il Martesana nel sistema dei Navigli Lombardi ( tratto dal volume di Enzo Ettore Parmigiani: "I tesori di Milano" edito dall'associazione Gorla Domani.) E' Francesco Sforza nel 1457 che prende la decisione e avvia l’opera affidandola all’architetto e ingegnere ducale Bertola da Novate che in soli 7 anni la realizza.*Il nuovo canale, detto Naviglio Martesana (dal nome del territorio attraversato) o Naviglio Piccolo per distinguerlo da quello Grande, inizialmente terminava nel Lambro, poi, superatolo con un ponte-canale (primo esempio in Europa di simili dimensioni), viene portato a confluire nel Seveso che già alimentava il Naviglio Interno. ...etc.... Per approfondimenti e seguito:
La Martesana: un paesaggio agrario sapientemente costruito dall’ingegno e dal lavoro millenario dell’uomo. I viaggiatori che nel corso dei secoli hanno attraversato la nostra regione sono sempre rimasti colpiti dalla copiosità delle sue acque ed ammirati per l’uso sapiente ed anche innovativo fatto dai suoi abitanti, piegandole ad usi agricoli, ma senza stravolgere l’habitat esistente, anzi migliorandolo, rendendolo fonte di benessere per la popolazione e per l’ambiente.Se osserviamo oggi il tessuto idrologico esistente nella nostra regione e pensiamo alle sue fasi realizzative, l’impressione immediata è che questo risultato sia il prodotto di un unico progetto che si sia andato sviluppando nel tempo, più precisamente nel corso di vari millenni! I CORSI D’ACQUA NATURALI ORIGINE DELLA NOSTRA STORIA Partendo dalla rete idrografica naturale costituita dai fiumi Ticino, Adda, Lambro, Olona e dai torrenti Seveso, Lura e Molgora, una fitta rete di corsi d’acqua artificiali da questi derivati sono stati costruiti dall’uomo, estendendosi su tutto il territorio: esigenze di difesa militare all’epoca romana, agricole e commerciali (navigazione) nel periodo dal 1200 al 1800 con la costruzione del sistema dei Navigli (Naviglio Grande, Naviglio Piccolo della Martesana, Naviglio di Bereguardo, Naviglio Pavese, Naviglio di Paderno) con le prime macchine (mulini ad acqua e frantoi) mosse dalla forza dell’acqua, ...etc... Per approfondimenti e seguito:
Organizzazione della Bassa Pianura Padana Essi dovevano infatti: ...etc.. Per approfondimenti e seguito:
![]()
![]()
![]()
![]()
- la profondità dell’acqua deve essere definita e mantenuta costante per non far incagliare i natanti
- la larghezza minima deve essere definita, come pure la larghezza massima delle imbarcazioni perché queste possano incrociarsi in fase di navigazione..jpg)
- tenere la propria destra, quindi chi discende la corrente sta vicino alla riva destra, mentre chi risale sta vicino alla riva sinistra (Per definire destra e sinistra in un corso d’acqua si guarda nel senso della corrente ed a questo punto si identificano destra e sinistra.
- Divieto di navigazione di notte, ecc..
I navigli avevano il grosso vantaggio che le imbarcazioni in discesa, carichi di materiali per la grande città di Milano, sfruttavano la velocità della corrente, diverso era però il discorso del ritorno, dove con le imbarcazioni ora vuote si doveva percorrere a ritroso il cammino: le barche vuote, legate tra loro a gruppi di tre o quattro a formare le cobbie, venivano agganciate a funi di traino legate a cavalli. E a lato della riva sinistra del naviglio era appositamente predisposto un sentiero detto alzaia, percorso instancabilmente da cavalli e conducenti, con ogni condizione di tempo. Se osserviamo il Martesana troviamo ancora l’alzaia: è l’attuale pista ciclopedonale che ne segue tutto il suo percorso.
Approfondimenti 
La soluzione non era però ancora soddisfacente, perché i barconi con le merci provenienti dai paesi lungo il Martesana non avevano accesso al Naviglio Interno e dovevano attraccare e scaricare in luoghi distanti dalla città.
Successivamente nel 1496, sotto Ludovico il Moro, si decide di deviare il corso del Martesana e di immetterlo direttamente nel Naviglio Interno. Venivano costruite due nuove conche: una presso la Cassina de’ Pomi dove il Martesana gira lungo l’attuale via Melchiorre Gioia ed un’altra nel punto in cui il Martesana si immette nella cerchia interna che è l’attuale Conca delle Gabelle o dell’Incoronata che immette nel tombone di S. Marco attraverso il Laghetto omonimo appositamente scavato.
Con tali ampliamenti di percorso il Laghetto di S. Marco diventa l’equivalente sul Martesana della Darsena sul Naviglio Grande. Enormi ed immediati sono i vantaggi che questa nuova opera, consentendo l’irrigazione delle campagne, offre alla produzione agricola delle zone attraversate.
Subito si sviluppa anche un notevole traffico commerciale da e per l’Adda. Ma non solo commerciale: essendo tali zone più salubri di quelle a sud di Milano, sfruttando il nuovo naviglio, nobiltà e ricche famiglie borghesi decideranno di investire in quei territori, andandovi anche a costruire le loro residenze estive così raffinate da essere ancora oggi indicate come “ville di delizia”.![]()
cui hanno fatto seguito in epoca più recente quelle industriali per la produzione di energia pulita tramite le centrali idroelettriche.
In epoca più recente (fine 1800) e per scopi inizialmente solo irrigui, si è ancora costruito il Canale Villoresi. L’industrializzazione avvenuta lungo il suo percorso è avvenuta grazie a questo canale, come diremo meglio nel seguito.![]()
L’abbondanza di acque e la conseguente fertilità dei terreni nella Bassa Pianura, ha dato origine fra il 1700 ed il 1800 al capitalismo agrario e alla grande azienda della cascina, una vera fabbrica verde, costituita da fondi di ampie dimensioni, di proprietà di famiglie patrizie o di grandi enti di beneficenza residenti a Milano. La novità che ha scatenato l’innovazione è costituita dall’ampia dimensione delle proprietà e soprattutto dal fatto che in generale i proprietari non gestivano direttamente le aziende, ma le affidavano in conduzione ai conduttori. Questi erano degli imprenditori, veri capitalisti, che investivano nell’attività agricola grandi risorse finanziarie ed erano gli unici responsabili dell’attività.
• pagare la rendita concordata al proprietario del fondo,
• disporre di capitali sufficienti per gestire le attività, a partire dalle molte e molte decine di vacche e di tori e del bestiame necessario per svolgere il lavoro,
• pagare la manodopera salariata legata con contratti annuali di vario tipo.
Questo sistema agrario, che era orientato alla programmazione degli investimenti, dei lavori e delle risorse, presentava condizioni d’impresa molto positive e moderne che favorivano lo sviluppo ed il miglioramento delle colture, aumentava la produzione di carne, formaggio e cereali che, arrivati ai mercati cittadini in grandi quantità, consentivano notevoli profitti e l’accumulo di capitali poi reinvestiti nell’attività.
La cascina era la struttura agricola tipica di tutta la pianura padana; questi edifici erano sparsi in mezzo alla campagna, distanti dai centri abitati e tra di loro.![]()
.webp)


